Intossicazioni nei ristoranti. Richiediamo un patentino per i cuochi ed i ristoratori

Si leggono migliaia di articoli per intossicazioni nei ristoranti, la maggior parte son locali etnici, ma nel 2017 possibile che succedano queste cose?
Poca pulizia? poca attenzione nella conservazione? frigoriferi non adeguati? cuochi improvvisati?
Chi ci rimette in tutto questo? Ristoratori onesti e cuochi professionisti che con passione fanno un lavoro stressante e usurante, è giusto tutto questo?
Dobbiamo avere sicurezza nelle cucine, un patentino a chi opera in cucina, ma anche per i ristoratori, ecco quello che ci vuole, salvaguardare la salute dei commensali che entrano nei ristoranti per rilassarsi ed assaporare le specialità
Italiane è un dovere, un obbligo.
Se andiamo in Google basta scrivere; “Intossicazione al ristorante” e si aprono migliaia di pagine, ma non è possibile tutto questo, rischiamo che le persone non vanno più a mangiar fuori per paura di star male,  è giusto tutto questo? E per colpa di chi? di persone poco qualificate, di gente senza scrupoli che vende prodotti avariati, o mal conservati,  e ci sarebbe da scrivere per ore.
Se non ci si riunisce E si discute di questi problemi ci rimettiamo tutti.
Non è giusto, c’è gente che ama il proprio mestiere e altra che ha investito la sua vita in un attività.
Patentino subito per chi lavora con il cibo.

2 Parole a voi….

Solo 2 parole…
Tanto per essere chiari ….
UCI è nata per dare un aiuto ai lavoratori del settore turismo, cuochi, camerieri, lavapiatti, maitre, pizzaioli, direttori ecc.ecc, ma anche a ristoratori e albergatori che cercano personale serio.
L’Associazione Sindacale Unione Cuochi Italiani, cioè noi, non siamo OBBLIGATI a farci il mazzo e a rispondervi sempre a messaggi o telefonate per consigli o aiuti, ma lo facciamo, io in particolare, e non OBBLIGHIAMO NESSUNO ad iscriversi all’associazione, ma se un associazione vi fa trovar lavoro, o vi da consigli, almeno un grazie ci spetta no?
Abbiamo chiesto di iscrivervi, secondo voi perchè?
Semplice, è diventato ingestibile il tutto, e le spese son tante, ci vuole un controllo continuo, senza un controllo va tutto in cacca…..diventa la solita associazione farlocca, quanti truffatori che vi chiedevano 200 euro per trovarvi lavoro e poi non esistevano nemmeno quei lavori… noi ne abbiamo denunciati 12 e per chi lo abbiamo fatto? PER VOI….
Vi abbiamo chiesto di iscrivervi alla nostra associazione, anche come soci sostenitori, son 10 euro all’anno, non sono milioni, ma a noi ci farebbero pagare delle persone che stanno dietro alle vostre email, ai vostri CV, a chi ci richiede consigli, aiuto, o aziende che ci chiedono di continuo personale serio, o consigli per le loro attività, e seguire il gruppo con piu’ serietà, pagare l’affitto, luce, telefono…
Non siamo qui per arricchirci, tutti noi dell’U.C.I. abbiamo il nostro lavoro e/o le nostre attività.
L’associazione è nata per richiedere la professione riconosciuta dallo stato, il riconoscimento come lavoro usurante e per salvaguardare la nostra cultura culinaria Italiana nel Mondo.
Non stiamo giocando, non facciamo feste, (magari le faremo) non diamo medaglie a chi non le merita o attestati inutili, stiamo aprendo anche una scuola di cucina, dove si potranno fare dei corsi di aggiornamento specifico con grandi professionisti, ma tutto questo ha un costo…
C’è uno studio legale che vi segue se avete bisogno, uno studio di commercialisti che vi puo’ dar consigli, non è una cosa campata in aria, è seria.
Ma voi?
Nemmeno un grazie se trovate lavoro o personale…
ne voi ristoratori ne voi che cercate lavoro…
Non è giusto, e, a dirvi la verità, più passa il tempo e più mi chiedo…..MA CHI ME LO FA FARE….
Non mi arrendo, ci credo, e prima o poi saremo professionisti e non più OPERAI senza nessun diritto.
Ma abbiamo bisogno anche di voi.
Da soli in 4 gatti non si fa niente……
Un caro saluto
Luca Mora
Presidente e fondatore U.C.I.
www.unionecuochi.it

Avviso per Utenti Registrati al Sito

Si precisa quanto di seguito:

  • Per motivi legati alla gestione degli Soci paganti, queti ultimi sono pregati di compilare la loro scheda utente con TUTTI i dati richiesti, necessari per finalizzare l’iscrizione a U.C.I.
  • Gli Utenti registrati come “sottoscrittori“, ovvero non paganti hanno la possibilità di registrarsi come Soci Sostenitori al costo di 10,00€/anno. Qualora, entro il 30 settembre 2017, non fosse regolarizzata la posizione, l’utente verrà cancellato dal database.

Ringraziamo tutti per la collaborazione

Avviso Sicurezza

In questi ultimi giorni, ci sono state alcune registrazioni fasulle al sito www.unionecuochi.it . Tutti prontamente controllati e bloccati prima che potessero fare danni al sito e alle comunicazioni su esso riportate.

Per motivi di sicurezza è stato ripristinato il sistema di controllo sia in accesso che in registrazione degli utenti.

Prossimamente verranno limitati i tempi di durata dell’account gratuito e verranno inseriti servizi a pagamento per i Ristoratori, tipo selezione dei Curriculum Vitae. A tal proposito invitiamo tutti gli iscritti a compilare ordinatamente la scheda Utente e il inviare il vostro Curriculum Vitae.

Tutto il resto rimarrà, al momento, invariato.

Grazie a tutti e buon lavoro.

Il Vicepresidente U.C.I.

Perché il lavoro dei cuochi non è stato inserito nei lavori USURANTI?

Lettera Aperta all’ INPS
Lavori usuranti

Categoria CUOCHI
I cuochi sono persone con famiglia (quando la vedono) , che lavorano spesso 7/7 specialmente nei periodi di alta stagione, come quella che sta per partire nelle località di mare o di laghi o di attrazione turistica.
Il lavoro del cuoco non è considerato usurante, elenco alcuni requisiti perché un lavoro possa essere considerato tale:
Chi lavora a contatto con le alte temperature ( bene in pieno servizio, una griglia può raggiungere i 90 gradi celtius di fronte, mentre sulla schiena ce ne sono una trentina (la cucina è un ambiente caldo ) questo scarto continuo di almeno 50 60 gradi protratto per almeno due ore a servizio, a lungo andare spacca la schiena. Considerando che si lavora in piedi per almeno 10/12 ore al giorno qualche insulto dalla nostra schiena ce lo prendiamo,
Lavoro notturno per almeno tre ore tra le 22 e le 06. Molti ristoranti chiudono dopo la mezzanotte, chi fa dopoteatro anche ben più tardi, e comunque sempre considerando che siamo dentro dalle 9 – 10 del mattino, con pausa media di due ore al pomeriggio ( sempre per poter dare un servizio a chi , dopoteatro, fa una bella recensione a tavola dello spettacolo di almeno un paio d’ore.)
Lavori espletati in spazi ristretti. Ci sono cucine di 10 metri quadrati in cui ci deve stare tutto dalla postazione lavaggio, alla stufa, bollitore, grill friggitrice, oltre ad essere ristretto si lavora anche in tre o quattro….. lasciate ogni speranza o voi ch’entrate !!!
lavoratori addetti alla c.d. “linea catena”, ovvero i lavoratori alle dipendenze di imprese per le quali operano le voci di tariffa per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro gestita dall’Inail, impegnati all’interno di un processo produttivo in serie, con ritmo determinato da misurazione di tempi, sequenze di postazioni, ripetizione costante dello stesso ciclo lavorativo su parti staccate di un prodotto finale, che si spostano a flusso continuo o a scatti con cadenze brevi determinate dall’organizzazione del lavoro o dalla tecnologia, con esclusione degli addetti a lavorazioni collaterali a linee di produzione, alla manutenzione, al rifornimento materiali, ad attività di regolazione o controllo computerizzato delle linee di produzione e al controllo di qualità;… quando ad un tavolo da 5 ordinano 12 cose diverse una dall’altra con il locale pieno…. altro che catena di montaggio !!! E lo stress di dover fare uscire tutto in contemporanea e in tempi accettabili, perché altrimenti arriva la classica lamentela, ( e ma quel tavolo da due è arrivato un quarto d’ora dopo di noi e stanno già mangiando !!!….. peccato che quel tavolo da due abbiano ordinato una fiorentina per due con contorno e basta….)
Abbiamo la più alta percentuale di morte per causa lavoro ( dovuta al livello di stress accumulato, che, fin quando siamo attivi e l’adrenalina ci sostiene, lo metabolizziamo, ma non appena si va in pensione, tempo un paio di anni che tanti non sopravvivono, ed un’alta percentuale di infarti in cucina )
Insomma credo che come categoria siamo un po’ bistrattati, oltretutto non esiste un ente che ci tuteli.
Chiediamo a gran voce di poter rientrare nella categoria dei lavori usuranti in quanto i requisiti ci sono e sono dimostrabili.
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Corsi di formazione per disoccupati: spreco di soldi pubblici e nessun risultato

Un miliardo di risorse pubbliche è destinato ai corsi di formazione per disoccupati, ma senza i controlli delle Regioni, pochi sono quelli utili e tanti gli abusi

Sono pagati con soldi pubblici ma nessuno li controlla: i corsi di formazione per disoccupati che non aiutano a trovare lavoro.

Le Regioni accreditano e finanziano i corsi che hanno l’obiettivo di aiutare a trovare un lavoro chi non ce l’ha, ma, a parte qualche rara eccezione, non fanno valutazioni per vedere se i disoccupati iscritti, pagati con fondi dell’Europa e dello Stato italiano, trovino poi lavoro grazie a quei corsi. E non sono nemmeno tenute a farlo.

L’accordo con il quale l’Italia fissa gli obiettivi per accedere alle risorse del Fondo sociale europeo per il periodo 2014-2020 avrebbe dovuto rimediare ai disastri della precedente programmazione. La denuncia arriva da due economisti della voce.info, Roberto Perotti e Filippo Teoldi: 7 miliardi e mezzo polverizzati in 500 mila progetti di formazione privi di qualsiasi seria valutazione.

Nel nuovo documento, scrive La Repubblica, tra gli “indicatori di risultato”, che dovrebbero valutare se un corso di formazione è utile o no, si trova: “popolazione 25-64 anni che frequenta un corso di studio o di formazione professionale”, “quota di giovani qualificati presso i percorsi di istruzione tecnica professionale sul totale degli iscritti”, o “rapporto tra allievi e nuove tecnologie come Pc e tablet”. Cioè un corso sarà tanto più apprezzabile e quindi finanziabile quanto più alto sarà il numero dei suoi iscritti, o quanti più tablet saranno messi a disposizione dei suoi studenti.

Per un ente di formazione, dunque, è facile ottenere un finanziamento pubblico: basta raccogliere un certo numero di disoccupati, contattare dei docenti e proporre un progetto formativo alla Regione, senza bisogno di dimostrare che in passato un corso simile ha dato risultati o di conoscere quantomeno cosa cercano le imprese di quel territorio. Su Internet si vendono addirittura kit per aprire corsi standard di formazione con l’indicazione degli uffici pubblici a cui rivolgersi per avere le sovvenzioni.

“Il vero problema – spiega Maurizio Del Conte, responsabile della nuova Agenzia nazionale per il lavoro (Anpal) – è che nella maggior parte delle nostre Regioni il finanziamento dei corsi è del tutto slegato dai risultati di inserimento lavorativo”. “Non solo – aggiunge Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato – la formazione è slegata anche e soprattutto dai bisogni delle imprese che potrebbero assumere e da quelli degli stessi potenziali lavoratori. L’unica strada per farla funzionare è il sistema duale applicato dalla provincia di Bolzano: il che significa ancorare i corsi ai contratti di apprendistato, progettarli insieme alle imprese interessate. Casi positivi li troviamo anche in Lombardia, Veneto, Friuli e a Trento. Lì dove invece non si dà ascolto alla domanda, ecco che la formazione diventa, come è diventata quasi dappertutto in Italia, un grande business autoreferenziale”.

Ogni anno, per la triplice formazione a studenti, disoccupati e lavoratori, partono quarantamila corsi finanziati con fondi pubblici in centinaia di enti formativi. Un totale di oltre 9 milioni di ore, per 670 mila allievi e circa un miliardo di risorse pubbliche o istituzionali, tra Fondo sociale europeo cofinanziato dallo Stato italiano e Fondi interprofessionali gestiti da imprese e sindacati. Al quale si aggiunge il contributo individuale degli utenti. I più gettonati sono i corsi di inglese e informatica che, secondo i dati dell’Isfol, sono proposti dal 37,4% delle strutture. Ma ci sono anche lezioni per animatori teatrali, assistenti di studi legali e operatori sociali telefonici.

Ma l’inutilità non è l’unico problema. C’è chi organizza artificiosamente un corso, già sapendo che un’impresa ha deciso di assumere, per dimostrare che quel corso è servito a creare posti di lavoro. E poi ci sono le truffe vere e proprie: in Sicilia ci sono almeno 200 milioni di fatture fittizie e servizi mai forniti sui 4 miliardi di corsi di formazione messi in campo dalla Regione negli ultimi dieci anni. Per non parlare dei giovani sfruttati con rapporti di lavoro veri e propri, gratuiti e senza contributi, spacciati per tirocini: 500 euro al mese di compenso, quasi sempre pagati in ritardo, e poi alla scadenza dei sei mesi vengono lasciati a casa e viene preso un nuovo tirocinante.

Alessia Albertini per Il Giornale.it

Lo STAGE questo sconosciuto… a quanto pare

 

Parliamo di Stage, considerando che è stata postata una domanda nel Gruppo Facebook in merito a quanti stagisti può avere un ristorante:

E io, avendo una nipote al suo primo stage (scolastico) presso un noto Pastificio di Milano, mi informo e riporto per conoscenza a tutti voi e invito i ristoratori a fare molta attenzione in merito lo sfruttamento dello Stage.

Tipologie di stage

La prima differenza sostanziale che bisogna tenere in considerazione è quella tra stage/tirocinio curriculare e stage/tirocinio extracurriculare:

  • Lo stage curriculare è un periodo di apprendimento in azienda, inserito in un percorso formativo. Esso si rivolge agli studenti iscritti regolarmente a un corso di studi (presso una scuola secondaria di secondo grado o un ateneo universitario). Non prevede una retribuzione obbligatoria, ma garantisce il conseguimento di crediti formativi per portare a termine il percorso didattico. Talvolta il tirocinio curriculare è parte integrante del piano di studi e deve essere svolto obbligatoriamente dallo studente ai fini del conseguimento del titolo di studi. Lo scopo del tirocinio curriculare è un approfondimento del processo di formazione, attraverso l’alternanza scuola-lavoro.
  • Lo stage extracurriculare è un periodo di formazione pratica in azienda, che si colloca all’esterno di un percorso di studi, generalmente nella fase di transizione dall’ambito scolastico a quello lavorativo. Prevede una retribuzione minima obbligatoria, definita dalla normativa regionale di riferimento.

Il tirocinio extracurriculare può essere:

– formativo e di orientamento, rivolto a candidati che abbiano conseguito il titolo di studi da un arco di tempo inferiore ai 12 mesi;

– di inserimento o reinserimento lavorativo, rivolto a candidati che abbiano conseguito l’ultimo titolo di studi da più di 12 mesi.

Quanti stagisti può ospitare un’azienda

Esiste, naturalmente, una regolamentazione che definisce i limiti del numero di stagisti per azienda.

In virtù del carattere formativo del tirocinio, è necessario che all’interno dell’azienda sia presente una figura individuabile come tutor, che accompagni passo per passo lo stagista nel suo percorso di apprendimento assumendo il ruolo di vero e proprio educatore.

Inoltre, le limitazioni intendono arginare l’elusione delle normative in materia di lavoro subordinato, poichè il tirocinio deve essere inteso come strumento di apprendimento e formazione, non di sostituzione dei dipendenti.

Il numero di stagisti che può ospitare un’azienda è direttamente proporzionale al numero di dipendenti.

Ecco le percentuali generiche di stagisti in azienda consentite:

  • Le aziende con un numero di dipendenti da 1 a 5 possono inserire solo 1 stagista
  • Le aziende con dipendenti tra 6 e 19 possono ospitare fino a 2 stagisti
  • Alle aziende con più di 20 dipendenti è consentito di accogliere un numero di stagisti non superiore al 10% dei dipendenti stessi.

Occorre sempre considerare che si tratta di proporzioni di massima e che esistono alcune variabili  regionali, riguardanti il computo effettivo dei dipendenti e i rapporti numerici percentuali.

Durata, proroga, interruzione

Non sempre le normative regionali impongono una durata minima per gli stage, che è prevista infatti solamente in alcune Regioni.

Per quanto riguarda la durata massima, invece, esistono sempre dei limiti (variabili a seconda delle normative regionali):

  • fino a 6 mesi per i tirocini extracurriculari formativi e di orientamento, destinati ai neolaureati (laureati da non più di 12 mesi)
  • fino a 6/12 mesi per i tirocini extracurriculari di inserimento e reinserimento, per  disoccupati o inoccupati (laureati da più di 12 mesi) e studenti iscritti a dottorati di ricerca o scuole di specializzazione (o che abbiano terminato attività formative post-laurea da non più di 12 mesi)
  • fino a 24 mesi per persone con disabilità

Proroghe

Il numero massimo di proroghe entro il quale il tirocinio o stage si può rinnovare dipende, ancora una volta, dalle normative regionali.

In generale, comunque, il limite è definito dai termini di durata massima dello stage, oltre i quali non è possibile prorogare il tirocinio.

Sospensione

Esiste anche la possibilità di sospendere o interrompere lo stage:

  • La sospensione avviene in concomitanza con motivi legati all’organizzazione aziendale (ad esempio la chiusura per ferie), oppure in caso di maternità o malattie gravi.

In questo caso è prevista la possibilità di recuperare il periodo di sospensione, per raggiungere la durata complessiva prevista del tirocinio.

  • L’interruzione determina la chiusura definitiva anticipata dello stage. Può essere richiesta da qualunque delle tre parti firmatarie della convenzione (tirocinante, azienda ospitante, ente promotore)

© 4Stars

IL CUOCO….

L’ho scritto nel 2014 ma è cambiato qualche cosa??? NO!!
NIENTE.

Cos’è un cuoco, puo’ essere una persona normale se fa un mestiere come questo?
NO…MA PER LE TV E’ UN LAVORO FACILE.
Il cuoco si sveglia la mattina con già in testa quello che deve fare, comprare, cucinare, FORNITORI….certo, quello che passa in TV non fa fare una gran bella figura ai cuochi, che ricordiamo, NON HANNO UNA PROFESSIONE RICONOSCIUTA DALLO STATO, sono solamente operai generici, ma lavorano ben 12/15 e a volte 20 ore al giorno E 6 GIORNI SU 7, siamo segregati dentro 4 mura, quasi come i carcerati, abbiamo una cosa diversa dei detenuti, lo facciamo per passione.
Non si vedono i figli crescere, non si festeggia mai un compleanno, un natale, una pasqua, tante volte non si hanno ferie, sempre al lavoro, febbre o non febbre, scottature, braccia rotte o caviglie slogate, per i meno fortunati con una bella trombosi alla gamba…. che dire, un lavoro magnifico, UGUALE a come lo fanno vedere in TV, proprio UGUALE,
FACILE FARE UN BEL PIATTO, che ci vuole, 4 fiorellini, 2 creme, una carne scottata, oppure un filetto di pesce, magari comprato al super di fronte alla TV …CONGELATO…. MA, sapete QUANTE ORE DI PROVE e STUDIO CI VOGLIONO per far un piatto???, e poi, piacera’? e poi, riusciro’ a farlo per i coperti che ho nel ristorante? C’è un bel lavoro dietro, non basta la passione, ci vuole anche ESPERIENZA, e tanta, non basta fare zapping per TUTTI i canali TV per imparare a cucinare, o fare un corso del cazzo con qualche cuoco, anche se bravo, o 2 mesi in qualche scuola….
Ci vuole esperienza, tanta, e tanta buona volonta’, RISPETTO PER CHI HA PIU’ ANNI, umilta’ ….la dovete avere voi giovani,
ai vecchi cuochi va il rispetto e li dovete ascoltare.
Eppoi.. diciamole tutte, aggiungere gli affetti che si perdono nel nostro mestiere???? mogli, fidanzate che non si vedono mai, o amici che prima o poi si perdono, che figata, in tv poi è tutto una FIGATA….facile fare un piatto che poi, con i tempi TV fanno SCHIFO, ma non solo per i tempi…., ti fanno vedere che si puo’ mangiare il pollo crudo, o il maiale crudo… cosa pericolosissima, non spiegano gli accorgimenti, le vere cotture, l’attenzione a microbi e malattie che puo’ portare il cibo, come nel pesce crudo, un vermetto molto pericoloso, tipo L’ìAnisakis, PICCOLO MA PERICOLOSO PER LA SALUTE… E CHI NE PARLA… nessuno.
Ad un certo periodo della vita poi, iniziano gli acciacchi a circa 45 anni, le gambe gonfie con tutte le vene rotte, rischio trombosi, le mani distrutte, vari dolori alle articolazioni, tunnel carpale e altre cose anche peggiori, visto che si vive dentro l’umidita’ e calore altissimo, oltre a gas e fumi vari…, nessuno spiega che nelle cucine la temperatura media è 45 gradi, quando va bene e si ha la cappa che funziona benissimo, altrimenti si raggiungono anche i 55 gradi se non di piu…
.. ma la TV non dice queste cose, sono sciocchezze.
Svegliatevi, non è oro colato quello che fanno vedere,
E’ UN MESTIERE DI SACRIFICI E DOLORI, certo, ha un suo tornaconto, (forse) ma a che rischio? sapete la maggior parte dei cuochi come muore? di trombosi o di infarto…o si suicida…
ma che volete che sia, tanto, si deve morire no?
Se qualche giornalista o TV vuole ragguagli, venga in cucina con me per 15 giorni, VEDIAMO SE DURA 3 giorni.
RISPETTO PER UN MESTIERE CHE NON E’ NEPPURE RICONOSCIUTO DA QUESTI FINTI POLITICI E PRESENTATORI TV….Siamo solo operai generici con specifica cuochi, non professionisti, anche se abbiamo scuole alberghiere che sfornano ragazzi con promesse false SIAMO OPERAI, NON PROFESSIONISTI, E NESSUNO LO DICE…. TUTTI ZITTI.
Mi sono rotto un po le balle di tutta questa porcheria.
ANZI, I COGLIONI DOPO ANNI CHE LO GRIDO…..
CUOCO, TU SEI UNO SCHIAVO, RICORDATELO, NON UN PROFESSIONISTA, PERCHE’ IN ITALIA LA PROFESSIONE CUOCO NON ESISTE.
Luca Mora